IO COLTIVO, la disobbedienza civile che vuole togliere la cannabis alla mafia

Io coltivo è una splendida iniziativa promossa dal gruppo dei Radicali e da diverse associazione italiane per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere un cambiamento legislativo in tema di autoproduzione di cannabis per uso personale.

Iniziamo a spiegare cos’è la disobbedienza civile: consiste nell’attuare apertamente un comportamento o un’attività illegale a scopo di protesta quando una legge od un insieme di leggi sono ritenuti ingiusti. Come diceva Martin Luther King, “si ha la responsabilità morale di disobbedire a leggi ingiuste”. La legge attuale che criminalizza il coltivatore di cannabis che altro non è che un consumatore che decide di autoprodurre evitando di finanziare il mercato illecito e le organizzazioni criminali e tutelando la propria salute, è una legge sbagliata e perversa che di fatto criminalizza innocui cittadini e favorisce lo strapotere del narcotraffico.

Con “io coltivo” dal 20 aprile in tutta Italia decine di migliaia di persone hanno aderito a questa iniziativa, piantando un singolo seme e pubblicando sui canali social il loro atto di disobbedienza civile con l’hashtag “#ioColtivo”. Partecipando si ha diritto alla tutela legale in caso di problemi con la legge relativi alla disobbedienza civile in questione. Purtroppo il numero di persone che ha aderito non è altissimo e questo penso principalmente per due motivi:

  • nonostante la tutela legale offerta molte persone temono ripercussioni sulla propria vita privata e professionale nel caso venissero indagati e quindi processati. L’accanimento delle forze dell’ordine e della magistratura è troppo spesso ingiustificato e fuori misura e il padre di famiglia che fa la sua piantina sul balcone è trattato alla stregua di un narcotrafficante che contrabbanda quintali di eroina.
  • il limite di una pianta a persona è comprensibile ma estremamente utopistico. Il vero consumatore che non vuole finanziare il mercato nero necessita di una produzione che spesso la singola pianta non può garantire, sopratutto se cresciuta in spazi non idonei a massimizzarne la produzione. Questo problema è ancora più grande per i coltivatori che utilizzano la canapa per scopi terapeutici che necessitano di quantità a volte ingenti, di avere a disposizione diversi strain e di non poter rischiare la perdita accidentale dell’intero raccolto non infrequente se ci si affida ad un’unica pianta

Nonostante qualche limite l’iniziativa è stupenda, nasce dal popolo per il popolo. In Italia milioni di persone utilizzano cannabis quotidianamente, altri milioni più o meno sporadicamente tanto che un 20-30% della popolazione è costretta a scegliere se finanziare il mercato mafioso non correndo grossi rischi penali o coltivarla in un atto di amore, protesta e onestà rischiando gravi risvolti giudiziari. Dobbiamo essere coraggiosi, coltivare, sostenerci e lottare. La liberalizzazione della canapa è lì, la possiamo vedere, se tendiamo la mano possiamo sfiorarla, dobbiamo fare uno sforzo ed agguantarla!

Forza amici, coltivate tutti!!

Link a #ioColtivo

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