La Commissione Europea vuole classificare il CBD come stupefacente

Quest’anno in tutta Europa il Natale potrebbe portare un regalo tanto amaro per tutti i cittadini e tanto dolce per le case farmaceutiche.

Nonostante l’OMS abbia chiesto di riclassificare la cannabis come sostanza ad alto valore terapeutico ed abbia anche indicato che il CBD e gli estratti dai fiori contenenti bassi dosaggi di THC, tali da essere privi di efficacia drogante, non dovrebbero rientrare in alcuna tabella e di conseguenza che il loro commercio resti libero, la Commissione Europea vorrebbe classificare il CBD come sostanza stupefacente, contro il diritto vigente, contro i pareri dell’OMS, contro i pareri di ogni commissione medica, contro ogni logica razionale e contro il buonsenso.

Se domani qualcuno si svegliasse e decidesse di includere la camomilla nelle sostanze stupefacenti come la prendereste? Col CBD vale lo stesso discorso, il principio attivo non è stupefacente e classificarlo come tale oltre ad essere un nonsense legislativo, è una violazione dei diritti di ogni cittadino; e se a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca pensiamo chi sarebbero gli unico beneficiari di un tale mutamento legislativo: in primis le case farmaceutiche che annusato un mercato miliardario con crescite costanti e ingenti, vorrebbe monopolizzarlo. Classificando una sostanza come stupefacente solo le case farmaceutiche possono produrla e venderla legalmente. Il secondo e ultimo soggetto a trarne beneficio è la criminalità organizzata che con la diffusione della cannabis light ha visto ridursi i profitti derivanti dal narcotraffico.

Pensate a quanto sia assurda questa presa di posizione, questa pretesa della Commissione Europea. Per stabilire se una sostanza è drogante si utilizza metodo scientifico e si nomina una commissione di esperti in materia, non è possibile votare e cambiare di fatto la natura di un oggetto. Se domani decidono che il sole si chiami luna e viceversa ed il giorno si chiami notte, nulla cambierebbe nel concreto ma solo sulla carta. Stessa cosa per il CBD, se contro ogni parere medico lo si vuole classificare come qualcosa che non è la sua natura non cambia, Il CBD non può diventare una droga perché una cricca di burocrati corrotti (eh sì unica spiegazione razionale) decide a tavolino questa cosa.

Le case farmaceutiche hanno paura della cannabis, perché è un farmaco naturale, economico, sicuro, maneggevole e che chiunque può autonomamente produrre sostituendo un buon 90% dei farmaci classici. Non accettiamo questo insulto, ci sono in ballo la salute e la dignità di milioni di malati che trovano nel CBD un alleato unico e straordinario, ci sono gli investimenti e le vite di decine di migliaia di operatori del settore che in questi anni hanno messo in gioco ogni cosa per portare questo dono a tutti, c’è la possibilità di creare un mostruoso precedente dando potere ad un organismo burocratico di legiferare per modificare la realtà oggettiva delle cose.

Nella storia solo le cose più nefaste sono state fatte passare cercando di alterare a tavolino la loro natura: “gli indigeni non sono esseri umani, invadiamo le loro terre, sono animali che dobbiamo ammaestrare”; “la terra è al centro dell’universo, bruciamo chi si ostina a dire il contrario”; “gli altri popoli sono inferiori, portiamo loro la nostra civiltà”.

Vi lascio per ulteriori approfondimenti all’articolo di Mario Catania

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